È una delle tante novità che l'allungamento della vita media porta con sé: stanno aumentando le persone particolarmente avanti con gli anni che stanno «in salute ma non troppo».
Cioè che non sono in una condizione di non autosufficienza — fisica o mentale — tale da richiedere il ricovero nelle strutture di accoglienza, ma che non sono più così tanto in forma da potersi fidare a continuare a vivere da soli in casa propria. E l'assistenza domiciliare non sempre è la soluzione più adatta, non foss'altro che per i costi spesso impraticabili per le famiglie.
L'articolo che vi proponiamo ci racconta come hanno risolto la cosa a Trento: hanno messo insieme la disponibilità di un fabbricato, i bisogni delle nonne, la presenza delle studentesse universitarie fuori sede, e si sono inventati la «Casa alla Vela».
Una residenza, cioè, in cui anziane e giovani vivono sotto lo stesso tetto, facendo ognuno la propria vita ma condividendola tra loro e con la comunità locale.
Questo non significa soltanto aiuto materiale, ma anche (soprattutto?) vita sociale, relazioni, scambio di esperienze e ricchezza umana. Per il momento è classificata come iniziativa sperimentale, ma vale la pena conoscerla meglio, per scoprire come è possibile ritrovare la ricchezza e la potenza di quelli che una volta erano i legami delle famiglie numerose, delle cascine nelle campagne, delle piccole comunità locali.
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E nella sperimentazione prevedere la possibilità di scambiare la location, così da raggiungere la vera integrazione