Siamo abituati a pensare che al compimento dei 65 anni una persona entra nella «terza età» ed è, quindi, ufficialmente «anziana». Chi l'ha detto?
Ken Dychtwald è uno psicologo, consulente e autore specializzato nelle tematiche relative all'invecchiamento, su cui ha lavorato anche per il World Economic Forum: nel suo intervento ad un congresso organizzato dalla Singularity University, raccontato in questo articolo (The Age Wave is transforming Longevity — and it's just the Beginning), ha focalizzato l'attenzione sul fatto che il concetto di «anzianità» oggi va ripensato radicalmente.
La soglia dei 65 anni risale alla Germania di Bismarck, cioè a quasi un secolo e mezzo fa, quando l'aspettativa di vita media era di 45 anni. E sebbene tutti noi sappiamo che di recente «la vita si è allungata», sono probabilmente pochi coloro che hanno la percezione esatta del «quanto»: i due terzi degli ultra-sessantacinquenni dell'intera storia umana sono vivi oggi. Significa che ciò che a noi sembra scontato, in realtà è una novità assoluta e recentissima.
Ci attende un futuro (prossimo) in cui la nuova frontiera è diventare vecchi e l'allungamento della vita richiede un proporzionale «allungamento della salute», fisica e mentale. Dychtwald evidenzia tre direttrici da seguire:
- lo sviluppo di professionisti in campo medico e assistenziale preparati specificamente a occuparsi delle condizioni di cronicità tipiche degli acciacchi e delle malattie dell'età avanzata;
- il ridisegno del mercato del wellness, oggi orientato a una clientela giovane e dinamica mentre sempre più il potere di spesa risulta essere in mano alla fascia di popolazione più anziana;
- il ricorso ai moderni meccanismi del crowdsourcing per favorire la creazione di soluzioni nuove a problemi inediti.
Perché, come disse l'astronauta John Glenn alla vigilia del suo ultimo viaggio nello spazio: «il fatto che io abbia 77 anni non significa che non abbia ancora sogni da realizzare».
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Beppe Vargiu - ItaliaLongevity
Maria Luisa