Molte sfide del XXI secolo sono intergenerazionali, in questo contesto anche i nuovi modelli di leadership segnano il cambiamento. A questi si può aggiungere l'adozione di un approccio multiplo della leadership, la co-leadership multigenerazionale, o anche doppia leadership. A prima vista è una provocazione, che ho raccolto da un articolo citato in fondo pagina, ma è anche un modello nato e praticato sulla scia di attività famigliari o sociali fiorite in pandemia e che ha radici lontane. Un modello del quale l'Italia ha una buona conoscenza visto il gran numero di imprese famigliari.

Tuttavia, sono almeno due le novità che questo modello offre:

  • La condivisione della posizione di leadership — storicamente organizzata e gestita da una sola persona — tra più persone.
  • Lo sviluppo di nuove mission e responsabilità decisionali tra più generazioni.

L'obiettivo è duplice:

  • Gestire con efficacia il capitale umano aziendale traducendo in più «lingue» — quelle generazionali — le nuove aspettative e bisogni presenti.
  • Cogliere in anticipo i cambiamenti non solo all'interno delle organizzazioni, ma anche all'esterno verso la società, il mercato e la clientela utilizzando i diversi mindset generazionali di orientamento al futuro.
In un mondo abitato da 7 generazioni, applicare un approccio mono-generazionale alla guida di un'organizzazione o di un business significa parlare un solo linguaggio. Il mondo, là fuori, è multiplo.

Mettere insieme mindsets generazionali differenti alla guida di team o aziende significa poter contare su strumenti, esperienze e sensibilità di epoche diverse in cui più generazioni possono contribuire in modo significativo a governare i cambiamenti, generare visioni condivise e individuare nuovi bisogni da soddisfare.

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Tutte le ricerche rilevano che c'è stato un significativo cambiamento nel senso del lavoro da parte dei lavoratori negli ultimi 20 anni. Se questa trasformazione valoriale è stata avviata dai millennials alla fine del secolo scorso, dopo la pandemia, anche le generazioni più adulte, in gran parte, oggi la condividono.

La conseguenza di questa trasformazione è una ricalibratura del peso del lavoro nella vita delle persone a prescindere dall'età.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: great-resignation, quiet-quitting, YOLO Economy, smart-working e, in uno scatto di ricerca di sicurezza destinato a fallire da subito, ritorno a vecchi modelli organizzativi pre-pandemici ammorbiditi da inserimento di frammenti di lavoro ibrido.

Vantaggi della co-leadership multigenerazionale

Questo modello consente da un lato di rispondere tempestivamente — fattore valoriale — a uno dei bisogni espressi dai lavoratori più giovani ossia trovare un senso al proprio progetto professionale da subito offrendo una visione diversa del presente e del futuro; dall'altro i più adulti rinnovano il proprio senso del lavoro contribuendo a «correggere, individuare o consolidare» la rotta verso un obiettivo aggiungendo competenza-esperienza e visione costruite sul passato-presente.

La compresenza di due generazioni in posizioni di guida consente di creare un modo più sano, sostenibile e lungimirante di guidare e gestire team e organizzazioni.

  • L'affiancamento tra generazioni diverse in posizioni di leadership e responsabilità favorisce sia l'inclusione e l'utilizzo della diversity che caratterizza il XXI sec., e che i più giovani vivono da sempre, sia l'emersione di opportunità nuove collegate a bisogni differenti per ogni fase di vita e di età di culture e capacità diverse.
    • Occorre ridisegnare i processi di recruiting e retaining aziendali, occuparsi non solo di chi va ma anche di chi resta: il riconoscimento e la valorizzazione della componente di genere, i temi di merito ed equità, oltre che di sostenibilità, non sono più questioni rimandabili ad ogni livello di impresa, i più giovani possono offrire soluzioni innovative perché essendo cresciuti in questo ambiente hanno meno bias, più strumenti e capacità per affrontarli e risolverli.
  • Un leader più adulto e un responsabile più giovane, o viceversa, scardinano il tema della solitudine del leader, da sempre uno dei fattori di stress e burn-out più alti per chi ricopre posizioni decisionali, soprattutto in tempi incerti come quelli attuali.
  • La co-leadership multigenerazionale richiede di allenare costantemente la capacità di allungare lo sguardo verso il futuro proprio perché si basa su mindsets, esperienze e conoscenze differenti a confronto.
  • Prepara le organizzazioni e le persone ai cambiamenti e «costringe» a pianificare transizioni e successioni di vario tipo.

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Oggi le generazioni più adulte non hanno né conoscenze a cui attingere, né esperienza per affrontare i cambiamenti in corso, nessuno prima di loro ha mai vissuto in un'epoca come quella attuale, proprio questo li rende poco allenati all'incertezza; tuttavia, hanno conoscenze e visione dei tempi precedenti. D'altro canto, le generazioni più giovani sono cresciute allenandosi ai mutamenti veloci e all'incertezza, sono più agili nell'utilizzo di nuovi strumenti e conoscenze ma mancano di esperienza e visione. Un connubio perfetto se messi insieme.

Esiste una saggezza multigenerazionale da sfruttare per il futuro del lavoro, un futuro in cui alla fine tutti vogliono le stesse cose, a prescindere dall'età: un senso e uno scopo da perseguire per cui vivere e prosperare.

Il lavoro di Generation Mover™ è, anche, quello di rivedere la struttura dei team e delle organizzazioni in chiave inter-generazionale, per gestire meglio le persone, per generare non solo innovazione di servizi e prodotti per una platea di clienti multi-generazionali, ma anche per sostenere aziende e individui a prosperare acquisendo più flessibilità sui cambiamenti anticipandoli con la chiave demografico-generazionale e futurista.

Perché non allargare questa pratica anche alla leadership?

Isabella Pierantoni
Fonti